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Il 25 febbraio, le classi terze dell’Istituto hanno vissuto un’esperienza intensa e toccante, un incontro che ha lasciato nei cuori e nelle menti dei ragazzi un segno profondo.
L’evento, inserito nel percorso di Educazione Civica e LIBERA, ha offerto agli studenti l’opportunità di confrontarsi con la Giudice Maria Francesca Mariano, una donna che ha fatto della giustizia la sua missione, affrontando in prima linea la mafia con determinazione e coraggio.
Il titolo dell’evento, "Donne e mafia", ha aperto le porte a una riflessione potente e necessaria sulla legalità, sul ruolo (fondamentale) delle donne (contro) nel mondo della criminalità organizzata e sulla forza di chi sceglie di non abbassare lo sguardo di fronte all’ingiustizia.
La Giudice Mariano ha condiviso con i ragazzi il suo vissuto, raccontando il suo impegno. Ha dato voce a quelle donne che, spesso nel silenzio, hanno combattuto e continuano a combattere, pagando un prezzo altissimo per la loro scelta di stare dalla parte della giustizia.
La Giudice Mariano ha portato i ragazzi a una riflessione molto profonda e significativa, spiegando come il sistema mafioso, in particolare quello salentino della Sacra Corona Unita, non sia un fenomeno isolato o lontano, ma qualcosa che affonda le radici nella società e nelle dinamiche quotidiane. Ha fatto capire come certe dinamiche di potere e di controllo, che magari inizialmente si manifestano come comportamenti di prepotenza tra ragazzi, possano evolversi e radicarsi in forme più complesse e pericolose, come la mafia. Omertà e silenzio sono le due parole d’ordine. Atteggiamenti che preparano a vivere in un contesto mafioso, dove il rispetto per la legge e per l'individuo è annullato dal potere, dalla paura e dal dominio del più forte.
Questa riflessione è un richiamo molto importante per sensibilizzare i giovani su come piccoli gesti di violenza, ingiustizia o prevaricazione possano evolversi in comportamenti che minano la legalità e la giustizia, portando le persone a entrare in contesti criminali pericolosi.
L'invito della Giudice è di stare attenti a queste dinamiche fin da giovani e di cercare sempre di scegliere il rispetto, la solidarietà e la giustizia, che sono le vere chiavi per vivere in un mondo migliore e lontano dalla criminalità.
Ha invitato i giovani a esercitare il pensiero critico e a fare sempre riferimento in particolari momenti della propria vita alla figura di un adulto, familiare, insegnante e parente.
Ha fatto riferimento all’importantissimo ruolo della scuola nella formazione delle giovani generazioni. E’ la scuola che deve gettare il seme della consapevolezza del valore di sé, della propria unicità della bellezza del vivere in una società giusta, fondata su valori condivisi. E’ la scuola che deve insegnare a discernere il vero dal falso, che deve insegnare il rispetto, di sé e degli altri, i valori di dignità e libertà, sui quali si fonda ogni società giusta.
Le sue parole hanno catturato l’attenzione degli studenti, portandoli a riflettere sul peso delle scelte, sulla responsabilità di ognuno nel costruire un futuro migliore e sul valore di non arrendersi mai, anche di fronte alle minacce più oscure.
Rispetto, istruzione e coraggio sono davvero parole chiave per vivere nella legalità e mantenere la purezza dei sentimenti, come suggerisce La Giudice Mariano nel suo messaggio. Questi valori ci guidano non solo nella relazione con gli altri, ma anche con noi stessi, perché ci spingono a fare scelte consapevoli e giuste, anche quando la vita ci pone di fronte a sfide difficili.
Il rispetto è la base di ogni relazione sana, che ci aiuta a riconoscere la dignità dell'altro e a vivere con empatia. L'istruzione, invece, è fondamentale per crescere come individui e per capire meglio il mondo che ci circonda, permettendoci di fare scelte informate e giuste. E il coraggio è quello che ci serve per affrontare le difficoltà, per non arrenderci mai di fronte al dolore e alle difficoltà della vita, e per rimanere fedeli ai nostri valori, anche quando tutto sembra sfavorevole.
Come dice anche La Giudice, la vita non risparmia nessuno e il dolore è inevitabile ma è proprio attraverso le difficoltà che possiamo rinascere, più forti e più consapevoli. Affrontare il dolore, invece di evitarlo, è essenziale per crescere, per imparare dalle esperienze e per continuare a lottare per la giustizia e per i nostri ideali.
L’incontro si è trasformato in un dialogo autentico, in cui gli studenti hanno avuto la possibilità di porre domande, di esprimere dubbi, di confrontarsi con una donna che ha fatto della sua vita un simbolo di lotta e integrità. Le sue risposte non hanno lasciato indifferente nessuno: ogni parola, ogni racconto, ogni esperienza condivisa ha acceso negli animi dei ragazzi la consapevolezza che la legalità non è solo un concetto astratto, ma una scelta quotidiana, una battaglia che riguarda tutti.
La Giudice Mariano ha offerto una testimonianza molto forte, invitando i ragazzi a leggere il suo libro "La scialletta rossa". Questo invito non si è limitato solo a suggerire la lettura, ma a immergersi nel suo vissuto e nel suo impegno, che trova espressione nelle pagine di quest’opera. Il libro, come sottolineato, non è solo un racconto, ma un vero e proprio grido di denuncia.
Alla fine dell’evento, è emersa una nuova consapevolezza, una scintilla di impegno, la voglia di essere cittadini migliori, di non rimanere spettatori passivi di fronte all’ingiustizia. Perché, come ha ricordato la Giudice Mariano, la mafia si nutre dell’indifferenza, ma si sgretola davanti al coraggio di chi sceglie di dire no.
Questo progetto arricchisce la biblioteca umana, percorso avviato con Libera nel corrente anno scolastico, un'iniziativa che offre agli studenti la possibilità di incontrare testimoni di giustizia, esperti e protagonisti della lotta alla criminalità organizzata, trasformando le loro storie in un patrimonio di conoscenza viva e condivisa.
Un incontro che non è stato solo una lezione di educazione civica, ma una lezione di vita.